Parlando di Pizzo Calabro tornano subito in mente i famosi gelati artigianali, più precisamente il “tartufo”e poi il castello, ma Pizzo Calabro è soprattutto uno dei borghi più pittoreschi della costa vibonese, arroccato sul pendio di un suggestivo promontorio, domina sul golfo di Sant’Eufemia. Sorta, secondo la tradizione, sulle rovine di Napitia, colonia fondata da alcuni Focesi, la cittadina accolse anche Cicerone e S. Pietro, che qui fece tappa durante il suo viaggio per Roma. Distrutta nel corso del IV secolo d.C. da un attacco dei Saraceni, sarebbe stata ricostruita dai superstiti agli inizi del X secolo. Fin qui la tradizione. Nel 1363 alcuni monaci basiliani costruirono nella zona un monastero, mentre raccoglitori di corallo, provenienti da Amalfi, vi edificarono la chiesa delle Grazie, poi divenuta chiesa del Carmelo. Fortificato da torri e munito di mura, il borgo rapidamente si sviluppò, divenendo ben presto un florido centro peschereccio e commerciale. Nel 1486 Ferdinando I d’Aragona vi fece erigere il castello, nel quale, nel 1815, venne imprigionato e poi giustiziato il re di Napoli, Gioacchino Murat, in seguito sepolto nella chiesa di San Giorgio Martire. Oggi famosa stazione turistica, nota per le splendide coste e per la mitezza del clima, Pizzo conserva numerose testimonianze del suo passato: il castello Murat, dichiarato monumento nazionale, interessanti residenze signorili, e diverse antiche chiese, tra cui quella di Piedigrotta, scavata nel tufo, e quella di S. Giorgio Martire. La cittadina, florido centro marinaro in cui si e’ sviluppata una fiorente industria per la conservazione del tonno, è rinomata per la produzione della pregiata uva “zibibbo” e per gli squisiti gelati, preparati artigianalmente.